"Accadde una notte d'estate": l'Amore e la Sicilia raccontati da Rosy Milicia
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"Accadde una notte d'estate": l'Amore e la Sicilia raccontati da Rosy Milicia

Partita, come ama definirsi lei, come “una sognatrice senza niente in mano a parte una manciata di parole e speranze”, al momento il suo "Accadde una notte d'estate" è nella top 20 di narrativa e romanzi rosa di Amazon. E' Rosy Milicia, una giovane siciliana che studia giornalismo a Messina, tiene un blog, il Drangofly, e "da grande" vuole fare la scrittrice.

«Se non credo in ciò che faccio, non ottengo ciò che voglio. Se non prendo seriamente ciò che faccio, gli altri non prenderanno seriamente ciò che ne viene. È una catena di dedizione, sacrificio e disciplina: io ho deciso di credere nella scrittura e dedicarmi alla scrittura, dunque il sacrificio e la disciplina non mi pesano minimamente».

È stata la stessa casa editrice ad averla scelta e ad aver dato vita alla sua avventura editoriale.

«Un romanzo che non era mai stato pensato, capace di darsi vita da solo. Ha preteso di essere scritto, di poter parlare, di avere uno spazio e un tempo nella mia esistenza. E meno volevo sentire la sua voce - ci racconta Rosy - più urlava. Perciò ho ceduto».

E' così che la giovane scrittrice regala un pezzo della sua anima racchiuso nelle parole che delicatamente raccontano la fragilità dell’amore, il primo amore per un uomo quanto quello per la bellezza di una Sicilia dimenticata. Rosy tenta di riportare alla superfice quel romanticismo e quei pregi caratteristici della Sicilia che con il tempo sono stati seppelliti dai crescenti pregiudizi e stereotipi che via via hanno formato cicatrici sempre più profonde nello spirito di questa isola. Servendosi di tradizioni, usi e costumi tipici del luogo, Rosy racconta “la bellezza della natura che abbiamo e che per primi noi ignoriamo, la poeticità – del nostro dialetto: che sia parlato o cantato, che sia in un proverbio o una “storpiatura” in italiano regionale. Voglio ricordare che siamo una terra fatta di mare, sabbia, suoni, odori e gusti” ha affermato Rosy durante la sua intervista in esclusiva a Street News.

Invitata a Milano, lo scorso 23 aprile, durante la prima edizione di "Tempo di libri", la nuova fiera dell’editoria italiana, ha partecipato ad un incontro dedicato alla scrittura di romanzi rosa nel quale ha trattato temi disparati che, come racconta, hanno riguardato «L’amore romantico e l’amore per se stessi, le tendenze d’oltreoceano e i lettori molto attenti – spesso incantati – da questi trend dilaganti, ma fulminei. Si è discusso del  Made in Italy letterario, della ricerca dell’originalità da parte dell’autore, senza dover raccontare storie “fantascientifiche”. Si è parlato  di noi, come donne, e dei nostri personaggi».

Una delle tematiche principali della fiera è stato anche “Il ruolo del libro nel secondo millennio” dato l’avvento delle  nuove tecnologie come le edizioni digitali dei romanzi che – diciamocelo - invogliano, sia per il costo che per il risparmio di tempo, i giovani e meno a leggere di più. Ascoltandola, ci siamo e le abbiamo posto una domanda: i giovani leggono meno per pigrizia o mancanza di tempo?

«Personalmente - ha risposto - credo che il problema sia un altro: in Italia si legge, chi più e chi meno, però si compra poco. Allora come si fa a leggere tanto senza comprare?, vi chiederete.

È tutta colpa della pirateria, vi risponderei, perché a tanti italiani piace leggere… gratuitamente.

Allora via a cercare in rete il titolo dell’ultimo romanzo di tendenza, scaricandolo “aggratis”, rovinando così autori e case editrici. L’era del digitale facilita di certo la fruizione dei testi, anche illegalmente, ahimè, ma la colpa non è solo di questa, ma di coloro che non sanno vivere una tale modernità e considerano la scrittura un passatempo e non un vero lavoro: insomma, se uno scrittore-piratato perde i guadagni su un migliaio di libri non è un problema, ma se un ladro si introduce nella casa di questi lettori-pirati rischia grosso. Entrambe le azioni non sono definibili furto in egual misura? Quindi in breve: sono favorevole al digitale, ma non sono favorevole all’uso illecito che un lettore – pigro o meno che sia – ne faccia».

Ad incuriosirci è stato poi un altro elemento fondamentale: come fa un romanzo rosa ad avere successo?

Rosy ci rivela che, in realtà, non va molto d’accordo con le etichette che vengono affibbiate ai testi «Romance, distopico, thriller, fantasy… Un romanzo è un buon romanzo, al di là del genere a cui appartiene, e per esserlo, secondo me, deve avere tre peculiarità: realtà, morale e stile.

Da lettrice voglio leggere storie reali, anche se semplicissime, senza pindarici avvenimenti da colossal americani. Voglio leggere storie che insegnino qualcosa a me  stessa e agli altri, storie che abbiano un messaggio e mi diano un nuovo punto di vista. Voglio il pathos, quello fatto di parole genuine che però sono poesia e sanno incidersi sull’anima. E, se un romanzo non ha queste tre peculiarità, difficilmente mi appassiona».

E' coinvolgere il lettore uno dei primi comandamenti di uno scrittore.

«Perchè se non c’è nessuno ad ammirare le tele del pittore, nessuno ad ascoltare l’assolo del musicista e nessuno a leggere i libri dello scrittore… pittore, musicista e scrittore cesseranno di esistere. E qui - continua la Milicia - nasce una domanda che da sempre mi tormenta: vogliamo che la cultura muoia?».

E ancora «Ovunque – nord, sud, est, ovest – viviamo le stesse identiche emozioni, se l’ostracismo fatto di indifferenza diventa un muro di gomma sul quale rimbalzare per poi tornare al punto di partenza. Io mi considero fortunata: mio padre crede in me, i miei fratelli credono in me, i miei amici credono in me. Specialmente io credo in me. Dobbiamo essere coraggiosi, avere fede – come ho detto poco fa – in ciò che sappiamo fare, pesando e superando i nostri limiti».

Rosy con il sostegno della sua famiglia, dei suoi amici e soprattutto credendo in sé stessa ci è riuscita, lanciando così un messaggio a tutti i giovani con un sogno nel cassetto “non avete paura di chi vi giudicherà per un sogno, perché su due persone che sputeranno sentenze ce ne saranno il doppio che vi ammireranno”.

di Grazia Di Mauro e Shanthi Kodituwakku