Carnevale di Acireale, generazioni a confronto: ecco chi lavora dietro le quinte
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Carnevale di Acireale, generazioni a confronto: ecco chi lavora dietro le quinte

Lo scorso 25 febbraio siamo stati ad Acireale per conoscere il “Più bel Carnevale di Sicilia”, una manifestazione che è tanto cresciuta da articolarsi, oggi, in tre tranche. Prossimo appuntamento, infatti, per la seconda edizione della “Festa dei Fiori”, in programma dal 29 aprile al 1° maggio.

Acireale, si sa, è la sede de “Il Più Bel Carnevale di Sicilia”. Ma non tutti, forse, sanno cosa c'è dietro le quinte. È semplice, infatti, lasciarsi ammaliare dalla bellezza dei carri, dalle loro imponenti dimensioni, dalle luci, dagli impianti audio. Ma alcune domande potrebbero sorgere spontanee. Chi ha realizzato queste meravigliose opere? Quanti mesi di lavoro sono necessari per allestire un carro? Come si diventa cartapestai? È per questo che ci siamo spostati dal capoluogo peloritano alle pendici dell’Etna per raccontare, appunto, i retroscena poco conosciuti del Carnevale di Acireale.

Con curiosità ed entusiasmo abbiamo respirato l’atmosfera magica che solo il Carnevale poteva regalarci, in una città colorata da stelle filanti e coriandoli. Una festa ricca di sfilate, balli e spettacoli musicali che riesce a mescolare satira, arte e cultura. Una kermesse dal taglio internazionale che conserva, al proprio interno, un fil rouge: stiamo parlando di una tradizione che si tramanda di padre in figlio, volta a conservare la memoria storica di un’attività che non richiede particolari requisiti o prestigiosi studi accademici. Bastano solo una discreta abilità manuale, conoscenze ingegneristiche (qualora ci si occupi degli impianti elettrici) e un’infinita passione.

Fondamentali sono le Associazioni, squadre di volontari che per sei mesi si riuniscono presso la Cittadella del Carnevale – laboratorio costruito ad hoc – per realizzare i carri, le guest star della parata. Le figure essenziali di questi team sono il carpentiere metallico, il fabbro, il pittore e lo scultore. D’importanza massima sono poi i cartapestai, coloro che disegnano i bozzetti e li trasformano in vere e proprie opere, ammirate annualmente da 250.000 visitatori provenienti da tutto il mondo. Non stiamo parlando di semplici maestri, ma di guide spirituali per i più giovani. Sono loro, infatti, a trasmettere i valori e i segreti di questa particolare forma d’arte. E se a tutto ciò aggiungiamo una componente essenziale, il gioco è fatto: i cartapestai e i ragazzi, quasi sempre, sono legati da un rapporto di parentela. «La mia passione per i carri nasce da piccolissimo – ci spiega Rosario Di Paola, membro dell’Associazione Belfiore/Di Paola - e mi accompagna da oltre vent’anni. Ma è tutto merito di mio padre che la domenica mi mostrava i giganti e mi svelava i trucchi del mestiere».

Il percorso per diventare artisti non è affatto semplice. Durante la fase di rodaggio i ragazzi indossano i panni degli apprendisti e si limitano ad eseguire, per i primi tempi, semplici istruzioni. Man mano che acquisiscono consapevolezza, stanno sempre più a stretto contatto con i maestri cartapestai, vivendo un periodo di osservazione diretta. «Le prime creazioni – continua Rosario - avvenivano con le costruzioni della Lego o del semplice cartone. Successivamente, dopo aver assistito all’operato di mio padre e dei Fratelli Parlato, ho capito di essere pronto per sperimentare nuove forme, i cosiddetti carri in miniatura». Con questo percorso individuale, i giovani apprendisti hanno la possibilità di fare gavetta e di sperare nel salto di qualità. Solo quando avranno affinato le abilità tecniche, potranno accedere definitivamente all’Associazione e lavorare fianco a fianco con i loro mentori. Un connubio vincente che unisce la creatività dei ragazzi all’esperienza dei maestri. Dettaglio da non trascurare, il fatto che si tratti di attività volontaria: i giovani, nella vita di tutti i giorni, ricoprono le mansioni più comuni - sono muratori, parrucchieri, studenti – e decidono di impiegare il proprio tempo libero con la cartapesta. Un semplice hobby, ma motivo di grande orgoglio.

Altro punto focale per le Associazioni è l’autofinanziamento: sono loro a dover sostenere le spese iniziali per il materiale utilizzato, come carta, vernice, fil di ferro, gesso, argilla, stucco e fari. In base alle competenze acquisite, realizzano carri di serie A e B che si sfidano in una vera e propria competizione.

Non mancano temi fantasy, nazionalisti e politici che ci permettono di incontrare, lungo le vie del centro storico, maschere ritraenti Polifemo, Masha e Orso, Berlusconi, Crocetta, Salvini e Grillo. E quando cala il sipario, i maestri ricevono (tempi burocratici permettendo) un compenso economico che aumenta all’avvicinarsi del podio e che, di fatto, ricopre le spese già sostenute.

Importanti le sinergie che Acireale, negli anni, ha avviato con alcune città siciliane: Misterbianco con i suoi meravigliosi abiti, che ogni anno sfilano lungo il circuito acese; Piazza Armerina, con la rievocazione dello storico Palio dei Normanni nel 2015; Noto, con la “Coriandolata 2016”, dove i giovani artisti netini hanno realizzato, in estemporanea, un’opera realizzata con soli coriandoli. Altre collaborazioni con la città di Viareggio (con cui Acireale è gemellata dal 2005) e con alcune capitali internazionali, grazie al progetto "Ephemeral heritage of the european carnival ritual" che ha l'obiettivo di promuovere il carnevale a livello europeo.

L’importanza di queste sinergie ha permesso alla kermesse di triplicarsi. Alla classica parata invernale, che inizia con la consegna simbolica delle chiavi della città in cartapesta al Re Burlone e che prosegue con la sfilata dei carri lungo le vie del centro storico, si aggiunge la replica estiva, in cui i carri della precedente edizione si esibiscono, stazionando in particolari punti e momenti della giornata. Per il 2017 si fa tris con la “Festa dei Fiori”. Giunta  alla seconda edizione, si tratta di un evento sperimentale, che quest’anno si svolgerà dal 29 aprile al 1 maggio. Per l’occasione, i fiori ricopriranno carri, balconi e vetrine: un’opportunità per valorizzare la bellezza del centro acese attraverso i colori e i profumi della primavera.

di Rosaria Vecchio