Costruendo una Silicon Valley siciliana: da Bax Energy a Rimlight, la storia di Simone Massaro
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Costruendo una Silicon Valley siciliana: da Bax Energy a Rimlight, la storia di Simone Massaro

Lo scorso 23 Febbraio siamo stati alla preview di “Let’s Play: il videogioco tra impresa e cultura”, dove abbiamo conosciuto Simone Massaro, 41 anni, founder di Rimlight Studios. La sua storia, insieme a quella della software house specializzata nella realizzazione di videogames, dimostra che anche in Sicilia si può fare impresa innovativa, perché “basta un PC con poche migliaia di Euro per creare un gioco come ZHEROS e venderlo a milioni di persone senza spostarsi da casa”.

Pochi anni fa hai fondato Rimlight Studios, software house specializzata nella realizzazione di videogiochi. Da dov’è nata l’idea e quali sono stati i motivi che ti hanno spinto verso il mercato videoludico?

Io e i miei colleghi siamo, da sempre, appassionati di videogames. Molti di noi hanno iniziato a giocare in giovane età e hanno maturato la passione per i videogiochi con la nascita dei primi giochi Atari e Commodore 64 fino a farla diventare un vero e proprio lavoro. Successivamente ci siamo spostati all’estero, rimanendo in contatto con l’idea di lavorare un giorno ad un progetto comune. Dopo aver girovagato il mondo per circa 10-15 anni, abbiamo pensato che fosse finalmente arrivato il momento di riunirci e produrre un lavoro tutto nostro. Abbiamo scelto di fare rientro in Italia per lanciare la nostra iniziativa sia perchè siamo fermamente convinti che in questo settore contano le idee e la voglia di fare, sia perché volevamo dare un piccolissimo contributo alla crescita dell’economia digitale nel nostro Paese.

Oggi l’azienda vanta importanti collaborazioni con Microsoft e Sony, ma nella fase di start up, probabilmente, avrete affrontato alcuni ostacoli. Quali difficoltà sono sopraggiunte e come siete riusciti a finanziarvi?

Le difficoltà di un progetto come quello nostro sono tante, ma lo scoglio più grande da superare è stato sicuramente quello dei costi delle attrezzature e del personale. Per affrontare al meglio il problema dello start-up, abbiamo lavorato parecchio sul concept del gioco prima di avviare le assunzioni del personale: siamo partiti in sordina con un team ridotto per mantenere i costi al minimo, in attesa di verificare la bontà dell’idea. Una volta raccolti i consensi dal mercato, ci siamo subito concentrati nel chiudere dei contratti che, di fatto, hanno coperto le spese e creato il cash-flow necessario per sostenere sia l’intero progetto che le nuove assunzioni.

Negli anni ti sei circondato di coders, sviluppatori e grafici provenienti da ogni parte del mondo: come li hai scovati e convinti a mollare tutto per Catania?

Il nostro team è costituito da artisti provenienti da Canada, Regno Unito, Cina, Svezia, Germania, Belgio e solo in piccola parte dall’Italia. Questa composizione è dovuta, prevalentemente, alla nostra esperienza estera: grazie ad essa, infatti, abbiamo conosciuto membri internazionali di progetti AAA che, stimandoci moltissimo, hanno deciso di credere nel nostro progetto trasferendosi in Italia. In seguito abbiamo ingrandito il team grazie alle partnership con alcuni istituiti di formazione europei dedicati al mondo games, soprattutto in Belgio.

Credi che la presenza di un team così variegato vi differenzi dalla concorrenza?

In un mondo sempre più globalizzato e in un settore dove la distribuzione avviene su scala globale, avere un team internazionale è quasi un must. Per essere competitivi bisogna cercare i talenti migliori, indipendentemente dalla loro nazionalità ed etnia. Il nostro staff, quindi, ci differenzia dalla tipica software house Italiana e costituisce lo standard per qualunque altra società europea o statunitense.

Recentemente, con il videogioco Zheros, avete macinato successi su successi fatturando incassi da record e collezionando tre nominations al Drago d’Oro 2017: quando lo avete progettato vi sareste mai aspettati tanti consensi?

Il nostro primo videogioco ZHEROS è stato giocato da 1.9 Milioni di persone su XBox One: l’avere raggiunto molti giocatori in così poco tempo è stato per noi un risultato insperato del quale siamo sicuramente orgogliosi. Speriamo di avere dato tante ore di divertimento ai nostri fans.

A proposito di Zheros, il gioco si ispira ai film di animazione, manga e videogame del secolo scorso. Perché avete deciso di mixarli e riadattarli in chiave post-moderna?

Il genere del “beat’em up” è sicuramente un po’ di nicchia. Abbiamo scelto di inserire qualche elemento manga per conferire al videogame un look moderno e coinvolgente: i personaggi sono stati creati con uno stile semplice e colori vivaci che trasmettano emozioni positive e coinvolgano giocatori di ogni fascia d’età. Anche i nemici che si incontrano nel gioco appaiono decisamente buffi.

Ma pensiamo ai prossimi obiettivi: vorreste lanciare un sequel di Zheros o avete in cantiere altri progetti?

Hai colto nel segno! Stiamo già lavorando al sequel di ZHEROS che verrà lanciato sul mercato fra poche settimane e sarà disponibile sia su XBox One che su Playstation 4.

Ti sei laureato a Catania, hai portato avanti un’articolata carriera negli Stati Uniti e, poi, sei ritornato alle origini per gestire una “multinazionale sicula”: Simone, raccontaci un po’ la tua storia e di cosa ti occupi, oltre Rimlight.

Sono nato a Catania, ma ho trascorso la mia infanzia in giro per l’Italia, a causa dei trasferimenti lavorativi di mio padre. Alla sua morte, debole nella conoscenza dell’inglese, ho deciso di trasferirmi negli Stati Uniti e di proseguire, parallelamente, i miei studi universitari in Ingegneria informatica. In questo periodo ho svolto le mansioni più disparate fino al ruolo di responsabile di un’intera divisione di sviluppo. Da lì la ho fatto tanta strada: Nasa, Disney, Pentagono e Microsoft sono solo alcune delle mie più importanti collaborazioni.

Nel 2009 sono tornato in Italia, ma ho capito che non ero ancora pronto per costruire qualcosa qui: allora mi sono trasferito in Germania dove ho avviato la mia prima attività, la Bax Energy. In particolare, ho iniziato a costruire software per rendere le rinnovabili più efficienti, ottimizzando il funzionamento delle grandi centrali eoliche, fotovoltaiche, idroelettriche e geotermiche. Dopo questa esperienza, nel 2014 mi sono stabilito definitivamente in Sicilia per ampliare la mia multinazionale e gestire un consorzio:  oggi mi occupo di Economia Digitale, un mercato ancora poco compreso in Italia, legato alla produzione di beni intangibili come i software che usiamo comunemente sui nostri PC e Tablet. Tutti i miei progetti hanno in comune la consapevolezza che il software, per sua natura, è impalpabile, non ha consistenza fisica in quanto frutto di ingegno: può essere prodotto da chiunque, in qualunque parte del mondo e può essere rivenduto altrettanto facilmente ovunque attraverso le autostrade digitali. Questo significa che la Sicilia ritorna per la prima volta ad essere nuovamente competitiva nel mondo perchè basta un PC con poche migliaia di Euro per creare un gioco come ZHEROS e venderlo a centinaia di migliaia o addirittura milioni di persone senza spostarsi da casa.

Sappiamo bene che l’ecosistema economico in Italia (e ancora di più in Sicilia) non è dei più semplici: tassazione altissima, burocrazia asfissiante, poca disponibilità di investire nelle capacità dei giovani e di pagarli per quel che meritano. Perché, nonostante tutto, hai deciso di fare impresa in Sicilia? E perché puntare proprio su una piccola realtà come quella di Tremestieri Etneo?

La scelta di fare qualcosa in Sicilia è dettata meramente da un senso nazionalista che mi ha spinto a ritornare per condividere la mia esperienza e metterla a frutto del nostro Paese. Abbiamo scelto Tremestieri Etneo perché volevamo trovare per la sede un contesto abitativo che fosse lontano dal caos della grande città, ma allo stesso tempo a due passi dal centro e ben servito, cosa assolutamente fondamentale per accogliere un team internazionale. La location non ha nessun peso sul risultato finale, che è opera di ingegno. Per il futuro abbiamo progetti di espansione che continueranno ad avere ripercussioni positive per il territorio.

In un’intervista rilasciata qualche tempo fa hai detto che la Sicilia non può basare il suo sviluppo unicamente sul settore agroalimentare, ma bisogna creare un polo di economia digitale. A che punto siamo arrivati? Catania sta facendo passi avanti?

Catania è sempre stata una delle città più promettenti in Italia e sta decisamente facendo passi avanti nel settore dell’economia digitale: anche se ci sono delle ottime iniziative sul territorio, nate negli scorsi anni, occorrerebbe il contributo di tanti affinché quella che viene considerata un’eccezione diventi una vera e propria valanga inarrestabile.

Che consigli daresti ai giovani che, in tempi difficili come quelli odierni, vogliono fare impresa in Sicilia? Su cosa puntare, cosa fare e cosa non fare?

Questo è forse il consiglio più difficile da accettare ma, se volete fare impresa in Sicilia, non potete improvvisare né lasciare nulla al caso. Se ne avete la possibilità, fate prima un esperienza all’estero per almeno un paio di anni. Confrontatevi con altre culture, cercate di assorbire il più possibile da queste esperienze per poi riportare a casa le idee che avete raccolto. E, quando sarete veramente pronti per fare impresa, concentrate le vostre energie solo su idee che abbiano un respiro globale, incentrando le vostre attività di marketing e sales principalmente all’estero. Se avrete la capacità di comunicare le vostre idee in inglese in modo chiaro e se saranno all’altezza delle aspettative di mercato, allora avranno senza dubbio successo indipendentemente dal fatto che vengano realizzate in Sicilia.

di Rosaria Vecchio