Fly a Rocket, l’avventura spaziale del catanese Federico Mazzaglia
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Fly a Rocket, l’avventura spaziale del catanese Federico Mazzaglia

Federico Mazzaglia, 20 anni, studente catanese presso l’Università di Pisa, è stato tra i 20 selezionati di “Fly a Rocket”, progetto lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che ha consentito a dei giovani studenti di prendere parte a tutte le fasi della campagna di lancio del razzo “Volare 1”, che si è svolta presso il centro spaziale norvegese di Andøya.

“Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità.”

Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase? Oggi vogliamo raccontare del progetto Fly a Rocket e del piccolo grande passo di un ragazzo siciliano dalle idee chiare e con un grande sogno: lavorare per un’agenzia spaziale. Stiamo parlando di Federico Mazzaglia, ventenne catanese che ha dovuto abbandonare la scherma e lo sci per inseguire la sua passione, l’amore per lo spazio.

«Fin da piccolo, ci spiega, ho sempre cercato di capire come funzionava il lancio di un razzo a livello ingegneristico ed è per questo che mi esercitavo con simulatori al pc e guardavo le missioni lunari del Programma Apollo. È stato un crescendo, fino a quando ho deciso di trasformare la mia passione in studio: da qualche mese, infatti, mi sono trasferito a Pisa per frequentare la facoltà di Ingegneria Spaziale». La svolta della sua vita è arrivata la scorsa estate, quando ha scoperto Fly a Rocket, tramite gli account social dell’ESA Education office.

Lanciato quest’anno e promosso dall’ESA Academy, in collaborazione con il Narom (Centro Norvegese per l’Educazione in ambito spaziale) e il Centro Spaziale Norvegese (Norsk Romsenter), “Fly a Rocket!” è un progetto che ha selezionato, per la sua fase finale, 20 studenti, amanti dello spazio e provenienti da tutto il mondo. Il suo obiettivo principale è proprio quello di far vivere a dei giovani studenti la campagna di lancio di un razzo, catapultandoli nella base aerospaziale dell’Andøya Space Center, un’isola settentrionale della Norvegia, a nord del Circolo polare artico.

Per accedere a questa “mission impossible”, Federico ha dovuto affrontare le dure selezioni dell’Esa, diventando, di fatto, l’unico rappresentante italiano. Come ha fatto a sbaragliare la concorrenza? «Raccontando la mia storia, ci spiega. Alle selezioni, ho suggerito il lancio di un razzo in una nube nottilucente, per scoprire se le nuvole si formano realmente secondo le teorie ufficiali. La passione e la curiosità sono state, probabilmente, le mie armi vincenti!»

I candidati hanno dovuto affrontare due step: si sono sottoposti a un corso online per preparare al meglio la progettazione del lancio, in una fase preparatoria che si è svolta da ottobre a febbraio scorsi. Per l’occasione hanno creato una pagina Facebook e un sito Internet dove raccontare la campagna di lancio in tempo reale, una sorta di diario di bordo virtuale. In seguito, i selezionati sono stati divisi in 5 squadre, ognuna con un compito ben preciso: Federico, insieme al suo gruppo “Science”, ha studiato l’aerodinamica esterna del razzo “Volare 1” e ha rilevato, tramite dei palloni aerostatici, le condizioni meteorologiche nel giorno del lancio.

Volare 1 è un missile dalle piccole dimensioni, appartenente alla categoria sonda, che effettua un volo suborbitale, al termine del quale il motore si spegne e non esercita più alcun controllo diretto. «È una sonda che non raggiunge l’orbita perchè viene sparata in alto per poi ricadere sulla Terra, seguendo una traiettoria balistica o a forma di parabola».

Dopo il lungo percorso formativo, i ragazzi hanno dovuto affrontare la tappa più importante di tutto il progetto, in programma dal 26 Marzo al 1 Aprile. Sono volati, infatti, in Norvegia per partecipare alle operazioni più complesse (dall’assemblaggio ai calcoli tecnici dietro le quinte, dalla preparazione alla gestione del lancio stesso), collaborando fianco a fianco con i professionisti del settore.

«L’unico ostacolo sopraggiunto – continua Federico – non è stato il confronto con altre culture, come è solito pensare: rapportarsi con un collega di una nazionalità diversa non è difficile quando conosci l’inglese. Un elemento impossibile da gestire, invece, è stato il meteo: il vento eccessivo rischiava di non far partire il razzo o, addirittura, di farlo capovolgere. Questo, infatti, ci ha impedito di effettuare il lancio vero e proprio, costringendoci a fermare il countdown a -15 minuti». Se le condizioni metereologiche sono state avverse, tanto da lasciare l’amaro in bocca per il mancato lancio del razzo, un episodio inaspettato ha sollevato l’animo dei presenti: stiamo parlando dell’aurora boreale, un fermo immagine che rimarrà impresso nelle menti dei ragazzi e che potrà essere rivissuto, facilmente, grazie agli scatti postati sui loro social network.

Che cosa ha lasciato quest’esperienza a Federico? Un mix di emozioni, una maggiore consapevolezza di sé e, probabilmente, un assaggio di ciò che lo attenderà in futuro. «Fly a Rocket è stata un’avventura illuminante – conclude – che mi ha permesso di toccare con mano quello che fino a poco tempo fa avevo visto solo attraverso uno schermo. Lavorare con persone provenienti da tutta Europa è stata un’ottima opportunità per capire come funziona l'ambiente in cui vorrei inserirmi. Mai, però, mi sarei aspettato la profondità che questa esperienza ha avuto!»

di Rosaria Vecchio