Humanity, le sculture fluttuanti di Giuseppe Raffaele
Arte e Cultura

Humanity, le sculture fluttuanti di Giuseppe Raffaele

Lo scorso 2 maggio, al Palacultura di Messina, al finissage di “Humanity” - ultima esposizione per il progetto de “Le Scalinate dell’Arte” - abbiamo incontrato il giovanissimo artista Giuseppe Raffaele per farci raccontare come trasforma il fil di ferro in opera d’arte

“Humanity” - curata da Mosè Previti e Mariateresa Zagone -  è la mostra ultima de “Le Scalinate dell’arte”, progetto pluriennale - con il Comune di Messina come capofila e la società Team Project come partner, finanziato nell'ambito del Po Fesr Sicilia 2007/2013 - che ha raccontato l'arte contemporanea tramite la coscienza e la sensibilità di artisti di esperienza e di artisti emergenti.

Una delle sensibilità emergenti è quella di Giuseppe Raffaele, classe 1996, che attraverso 36 sculture in fil di ferro, cera, foglie di fico d’india, 13 disegni e un’installazione racconta se stesso. Un mondo onirico; dalle forme definite e rotonde come il ventre delle statue femminili alle braccia sottili, slanciate delle figure maschili che sembrano quasi riemergere da un sogno.

Un sogno bellissimo, come quello di Giuseppe che mentre racconta la sua prima personale ha lo sguardo pieno di timidezza, serietà e passione.

Come mai hai deciso di intraprendere la strada della scultura?

Inizialmente mi occupavo di pittura, ma successivamente non mi soddisfaceva più di tanto, avevo bisogno della materia e con essa ho unito pittura e scultura, infatti le mie opere sono dei disegni che riempiono il vuoto.

Ci racconti "Humanity"?

"Humanity" parte dall'opera "Pubertà" e in questa fase il bambino diventa adulto, di conseguenza dimentica la sua parte infantile e non sa più chi è, va alla ricerca di se stesso, per questo motivo partono "Uomo in barca", "Uomo in barca-2" , "Uomo in barca-3" e "Uomo a cavallo". Nell'Uomo in barca e "Uomo in barca-3" si trovano due persone, perché l'uomo riesce a stare bene con se stesso e solo stando bene con se stesso riesce a stare a contatto con gli altri, ma a questo punto deve fronteggiare un altro problema che ogni uomo ha, cioè il fatto che dopo la vita ci sarà la morte; ognuno di noi è consapevole di ciò, portiamo dentro questo peso, però pian piano si comprende che la paura non è quella della morte fisica, piuttosto la paura di essere dimenticato.

Nell'opera "Pubertà" troviamo anche questo?

Quest'opera è stata trattata con acidi che vanno a corrodere la scultura dall'interno, quindi col passare del tempo, di quest'opera rimarrà soltanto la base; inoltre essa è accompagnata da una serie di foto che vanno scattate ogni anno per raccontare il processo della scultura fino alla sua scomparsa, un po' come la nostra vita.

C'è un motivo per il quale in più opere ritroviamo il cerchio?

Il cerchio è colui che racchiude la figura, è come uno studio ottico, perché le opere che stanno all'interno di quei cerchi, se le mettessimo al di fuori, non le vedremmo più, sarebbero risucchiate dal vuoto, mentre il cerchio invece le racchiude e fa emergere l'opera.

Come mai hai scelto proprio la foglia di fico d'India e soprattutto il fil di ferro per realizzare le tue sculture?

La foglia di fico d'India è un elemento che rappresenta la mia terra, è un po' un omaggio alla Sicilia; il fil di ferro è molto sinuoso e mi permette di disegnare il vuoto, quindi non allontanandomi dai miei disegni, mi consente di riempire il vuoto che a sua volta rende proprio.

Durante la lavorazione delle tue opere ti lasci ispirare da qualcosa?

Io vivo e lavoro in campagna, quindi ascolto la natura che è anche componente dei miei lavori iniziali.

Che progetti hai per il futuro?

Il mio sogno è muovermi solo ed esclusivamente in questo campo, quindi di diventare un artista a 360°.

Per saperne di più: http://www.lescalinatedellarte.com/it/

di Greta Olivo