Musei siciliani a portata di click: izi.Travel e Invasioni Digitali, la battaglia di Elisa Bonacini
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Musei siciliani a portata di click: izi.Travel e Invasioni Digitali, la battaglia di Elisa Bonacini

Sta rendendo fruibili su app musei che non avevano nemmeno un sito web. Dal 2013 gestisce l’organizzazione in Sicilia di centinaia di “invasioni" social di beni culturali dimenticati. Per fare tutto questo sta coinvolgendo tantissime persone ed enti, dagli Assessorati Regionali dei Beni Culturali e del Turismo, ai bambini delle scuole elementari. Lei si chiama Elisa Bonacini, ha 42 anni, viene da Catania e sta portando avanti una battaglia ambiziosa: valorizzare l’immenso patrimonio culturale siciliano attraverso gli strumenti della comunicazione digitale. In questa intervista scopriamo in che modo.

«Elisa Bonacini, 42 anni, archeologa, laureata in Lettere Classiche con indirizzo archeologico e in Valorizzazione dei Beni Archeologici, specializzata in Archeologia Classica, Dottore di ricerca e Assegnista di ricerca in Scienze umanistiche e dei beni culturali presso l’Università degli Studi di Catania. Stai portando avanti una vera e propria battaglia per rendere fruibile in digitale l'immenso patrimonio culturale della Sicilia. Ci racconti un po' la tua storia?»

«Sono un’archeologa che, da tempo, ha fatto della comunicazione e valorizzazione digitale di musei e cultura il suo campo di studi scientifici e battaglie quotidiane. Sono autrice di numerose monografie e articoli sull’argomento e ho seguito e seguo numerosi progetti di valorizzazione digitale. Ma rimango, purtroppo, una precaria della ricerca».

«Quali sono i motivi che ti hanno portata a intraprendere questo percorso?»

«Volevo “svecchiare” il mio essere archeologa, aprirmi a nuovi orizzonti e nuove possibilità e ho subito intuito che questa era la strada da percorrere. Non si può più pensare di occuparsi di cultura in senso lato o di archeologia nello specifico, continuando a settorializzare, a parcellizzare il sapere in specialismi fuori dal tempo. Per carità, non rinnego il mio passato e la mia formazione, anzi! Certo è che il futuro lavorativo da poter garantire alle nuove generazioni non può essere più inteso strictu sensu come studio del coccio (“cocciologia” dico io), ma bisogna aprirsi alla multidisciplinarietà».

«Hai scritto un libro, “Nuove tecnologie per la fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale”, dove spieghi l’avvento del fenomeno internet, le molteplici forme di digital divide e il ruolo delle tecnologie del Web 2.0 a livello socio-culturale. Credi che i social media possano “salvare” i nostri beni culturali oppure è solo una moda del momento destinata a passare? Può avere un impatto positivo su tutte le generazioni, “vecchie” e “nuove”?»

«I social media non sono certo la “salvezza” dei nostri beni culturali, ma sono una “buona pratica” da mettere in atto. L’impatto lo hanno già avuto: penso al cambio profondo e radicale di mentalità che ha provocato il fenomeno #invasionidigitali. Prima non si potevano fare nemmeno le foto nei nostri musei, ora sono libere e, anzi, si promuove la comunicazione virale. Si è capito che si tratta di “digital tools” fondamentali, oggi, per far arrivare velocemente e direttamente un messaggio o una informazione. L’impatto, inoltre, è numericamente quantificabile anche dal punto di vista degli effetti della comunicazione sulla fruizione: abbiamo un esempio, fra tutti, sotto gli occhi, quello del “caso Salinas”, museo che sta moltiplicando i suoi visitatori grazie a una campagna social messa in campo da Sandro Garrubbo, che l’ha rilanciato trasformando completamente il linguaggio e l’approccio dei nostri musei. Quasi inimmaginabile solo tre anni fa».

«Da un po’ di tempo stai portando avanti un progetto in collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, per la realizzazione di audio guide multimediali gratuite per musei e itinerari siciliani da trovare in app sulla piattaforma internazionale izi.TRAVEL. Ci spieghi di cosa si tratta e come sei riuscita a introdurre questo servizio anche in Sicilia?»

«Ho proposto io stessa ad izi.TRAVEL di sostenermi in un progetto che consentisse di provare a colmare il gap della comunicazione, valorizzazione e fruizione culturale digitale in Sicilia e questo progetto è diventato unico al mondo per scala (regionale), portata della partecipazione (oltre 3000 persone), democratizzazione dei contenuti e risultati raggiunti (oltre 120 guide). Siamo partiti a maggio 2016 grazie a una convenzione con l’Assessorato che ho volutamente allargato a tutti gli stakeholders possibili, al fine di trasformare un “progetto” in un “processo”».

«A quanto pare izi.TRAVEL ha riscosso grande successo e sta coinvolgendo molte persone. In che modo?»

«Ho coinvolto, come dicevo, tutti gli attori possibili, a tutti i livelli istituzionali, dalle Città metropolitane di Palermo e Catania, alle Reti museali, alle Scuole e alle Associazioni culturali, passando anche per l’Assessorato regionale al Turismo e allo Spettacolo e per i Distretti Turistici regionali. Sotto il mio coordinamento migliaia di persone hanno contribuito a raccontare il loro patrimonio culturale, dai bambini delle medie dell’Istituto Comprensivo “Radice Pappalardo” di Castelvetrano, che hanno realizzato tre audioguide per il Parco di Selinunte e Cave di Cusa, ai ragazzi delle scuole nei progetti di Alternanza Scuola Lavoro, come al Museo Diocesano di Caltanissetta o al Museo Civico di Castello Ursino o al Polo regionale per i siti culturali di Catania, tanto per citare qualche esempio delle istituzioni coinvolte. Numerose audioguide le abbiamo realizzate anche come progetti di laboratori universitari, tesi specialistiche e di dottorato. Tutti hanno “voce” nel promuovere il nostro patrimonio, dai bambini, appunto, agli stessi addetti nei Musei: le opere dei percorsi digitali del Museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, del Museo Archeologico “Pietro Griffo” di Agrigento, del Museo d’arte Moderna e contemporanea di Palazzo Riso o del Museo interdisciplinare di Terrasini, giusto per ricordare qualche caso, sono raccontate da chi tutti i giorni si prende cura di quelle collezioni. Musei di cui, in alcuni casi, non esiste nemmeno il sito web, hanno oggi la propria app fruibile attraverso una piattaforma e una applicazione mondiale ed espongono “digitalmente” il meglio delle loro collezioni. Fino a questo progetto, infatti, non esistevano nemmeno le collezioni online».

«Quanti percorsi siete riusciti a realizzare? E a cosa state lavorando attualmente?»

«Sono oltre 120 le audioguide presenti già sulla piattaforma, di cui circa la metà sono guide di musei o siti culturali e altrettanti i tour per città o territori. Adesso stiamo definendo la guida della Galleria Abatellis, alcune guide realizzate come progetti di Alternanza Scuola Lavoro a Catania come nel trapanese e nell’agrigentino, e spero di riuscire a portare avanti questo processo attraverso altre campagne di finanziamento».

«Dal 2013 fai parte dell’organizzazione delle “Invasioni Digitali”, come Ambassador in Sicilia. Com’è nata l’iniziativa e di cosa si occupa?»

«Sì, faccio parte del team di fondazione; abbiamo scritto insieme il “Manifesto” e lanciato questa iniziativa bottom-up che ha voluto riprendersi, dal basso appunto, la Settimana della Cultura che era stata abolita ad aprile 2013. Tutto nasce da lì: ed è stata una rivoluzione enorme che ha contribuito a svecchiare il sistema e a premere sull’acceleratore dell’innovazione legislativa. Dopo la seconda edizione delle Invasioni, infatti, è stato pubblicato il Decreto Franceschini che stabilisce la libertà di fare fotografie nei musei a scopo personale e di promozione e diffusione su canali sociomediali. Ad oggi, che siamo alla 5° edizione, credo che si siano coinvolte su scala nazionale oltre 60.000 persone in quasi 2000 invasioni, anche fuori dal territorio italiano. Un fenomeno che non ha eguali al mondo».

«Ci sono state Invasioni che hanno contribuito a riscoprire e recuperare luoghi, monumenti dimenticati o abbandonati?»

«Sì, ricordo in particolare quella organizzata dall’amico e poi co-Ambassador in Sicilia Giorgio Franco, organizzata nel 2013 al Castrum Vetus di Lentini, un luogo quasi dimenticato che poi è stato restituito alla città attraverso un’associazione che si occupa della manutenzione e delle visite guidate; oppure al caso della Grotta Zubbia nell’agrigentino, aperta nel 2015 appositamente dalla Soprintendenza di Agrigento e visitata da migliaia di persone».

«Sei una donna che si dà molto da fare, piena di idee e dedita alla storia e alla cultura. Hai in mente nuovi progetti?»

«Non voglio svelare nulla dei progetti in cui sono coinvolta, certamente voglio continuare a portare avanti questo su izi.TRAVEL, che ha reso la Sicilia una “best practice” da imitare e replicare: un primato di cui vado e, tutti insieme, dobbiamo andare fieri e orgogliosi. C’è ancora tantissimo lavoro da fare…ma tutti insieme possiamo farlo e lo faremo! Un anno fa tutto questo era inimmaginabile… invece, per chiudere con la battuta d’un famoso film….”SI PUO’ FAREEE!!!”»

di Giusy La Malfa