"Perfect Holidays", il viaggio tra impressione e rappresentazione
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"Perfect Holidays", il viaggio tra impressione e rappresentazione

Lo scorso 30 marzo al COSPECS - Dipartimento di Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi culturali dell'Università di Messina è stato presentato dal professore Francesco Parisi: Perfect Holidays, il fotoprogetto del messinese Gianmarco Vetrano e curato dallo storico d'arte Mosè Previti

Era il 2015 quando il fotografo messinese Gianmarco Vetrano ebbe l’intuizione di raccontare un fenomeno di respiro globale come quello dell'immigrazione riportandolo in un contesto quotidiano. Da qui, grazie alla collaborazione di Antonino Previti, Clelia Marano e una decina di giovani migranti ospitati nel Centro di accoglienza Ahmed di Messina, nasce Perfect Holidays.

Gli scatti, realizzati all'interno dell'Acquapark di Catania, pongono l'accento su due aspetti che non fanno altro che mischiarsi; da un parte raccontare il tema delle migrazioni all'interno di uno spazio dedito solitamente al divertimento e dall'altra il rapporto costante e difficile con l'acqua, che per questi viaggiatori rappresenta l'unico mezzo per poter raggiungere la salvezza.

Nella luce livida delle sette del mattino, di un’insolita giornata estiva siciliana coperta di nuvole, svettano strutture dai colori pop in netto contrasto con i corpi di ebano e marmo dei ragazzi. In un’atmosfera surreale alla De Chirico che però ricorda molto le suggestioni di Hopper nel suo modo di rappresentare il dramma della solitudine dell’uomo contemporaneo, l’acquapark diventa il perfetto scenario in cui mettere in atto la tragedia.

Perfect Holidays è il posto della normalità in cui l’acqua non solo è vita ma è vacuità allo stato puro, giustapposta a persone per le quali l’acqua è tutto: la vita e la morte in una tragica crasi.

La cifra estetica delle immagini si trova tra il reale e il surreale, grazie ad un lavoro accurato e minuzioso.

Corpi perfetti, di spalle, sugli scivoli non vivi ma come corpi morti, scivoli ludici come sinistre spirali di gironi infernali in cui l’acqua per un gioco favorevole di luce è verdastra e non blu, non è vita ma accompagna verso il baratro della morte.

Indossano tutti un pantaloncino con su scritto ITALIA, tipico feticcio da turisti, altro elemento disturbante che ancora una volta evidenzia la scollatura tra le loro aspettative e ciò che si sono trovati ad affrontare.

L’ambivalenza e la bellezza di questo lavoro non sta solo ed esclusivamente nella qualità fortemente espressiva delle pose che però al contempo sono realizzate secondo canoni compositivi tipici della fotografia ma nel sapere far incontrare, come solo l'arte sa fare, due entità differenti.

Un viaggio di sofferenza per i protagonisti, un viaggio di accoglienza per gli spettatori.

di Stefania Musicò