Sognando l’Ivy League: studiare negli USA con Fulbright
Opportunità

Sognando l’Ivy League: studiare negli USA con Fulbright

Da diverse settimane la città di Messina ospita Sara Cardullo, ricercatrice statunitense sbarcata in riva allo Stretto grazie a una borsa di studio Fulbright. Ma il Programma Fulbright offre tante interessanti opportunità di studio e ricerca negli States anche a laureati e dottori di ricerca siciliani. Ne abbiamo parlato con Shawn Baxter, portavoce del Consolato generale degli Stati Uniti per il Sud Italia, e con Federica Di Martino, Educational Advisor della Fulbright Commission Italy.

Da Messina a un prestigioso college americano… si può? La risposta è sì, grazie alle borse di studio del Programma Fulbright. Contano idee chiare, la conoscenza della lingua inglese, il possesso di alcune doti caratteriali e motivazionali e la capacità di informarsi per tempo.

Cos’è Fulbright?  È un programma di scambi culturali che consente di beneficiare di una borsa che copre un periodo di studio, ricerca o insegnamento in un’università americana. All’interno di queste tre grandi categorie, ci sono dei bandi specifici. “Ad esempio, per i giovani laureati triennali o di specialistica, il concorso di riferimento è quello self-placed, articolato secondo diverse prospettive disciplinari, dall’arte alle scienze”, ci spiega Federica Di Martino, 43 anni, Educational Advisor presso la Fulbright Commission Italy.

Non si tratta di un percorso semplice da organizzare. La concorrenza è serratissima: la borsa Fulbright non è una borsa di studio qualsiasi. “Ha una finalità specifica, che è quella di promuovere gli scambi culturali”, precisa Federica “Quindi cerchiamo un candidato sicuramente molto valido accademicamente, ma che abbia anche un desiderio genuino di conoscere più approfonditamente la cultura e la società degli Stati Uniti e al tempo stesso la voglia di condividere con i suoi interlocutori americani la conoscenza e i diversi aspetti della cultura italiana. Tutto questo non sarebbe possibile senza una reale padronanza della lingua inglese; quindi questo è un altro requisito cruciale”. Il fulbrighter ideale deve, inoltre, rispondere a un profilo caratteriale e professionale in linea con la natura e gli obiettivi principali del programma: avere doti di leadership, essere intraprendente, capace, consapevole dei propri punti di forza e deve, chiaramente, mostrare il desiderio di condividere la propria cultura e di tornare in Italia una volta finita l’esperienza per contribuire, con le conoscenze acquisite, al miglioramento e allo sviluppo del proprio paese.

Bisogna poi avere un programma di studio già delineato prima della presentazione della domanda e la consapevolezza che devono essere preparati tanti documenti con un largo anticipo. “Tra la presentazione della domanda e l’inizio dell’esperienza all’estero trascorre un anno scarso, anche se la cosa non vale per tutti i concorsi”. Come fare a orientarsi? “Ci siamo noi advisors, che aiutiamo i ragazzi a mettere a fuoco qualsiasi dubbio abbiano rispetto ai bandi, anche in relazione ai documenti, che sono diversi da bando a bando”, continua Federica, che, oltre a guidare gli aspiranti borsisti, viaggia lungo il sud Italia per spiegare le opportunità di studio e progetti di ricerca che gli Stati Uniti offrono a studenti e laureati italiani.  

La storia del Programma Fulbright comincia da un’esperienza di studio avvenuta nell’Europa degli anni ’20 e prende forma all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Protagonista fu James Williams Fulbright, che, dopo aver avuto l’opportunità di conoscere culture, temi e problemi molto differenti da quelli vissuti nei suoi Stati Uniti, vent’anni dopo il suo ritorno in patria - ormai diventato senatore- presentò una proposta di legge per l’approvazione di un programma di scambi internazionali di studio. Il contesto era quello del dopoguerra: un momento in cui si facevano i conti con le devastazioni, materiali e morali, di un conflitto senza precedenti. L’idea che aveva in mente William Fulbright era suggestiva: investire il ricavato della vendita dei residuati bellici in un programma che promuovesse la comprensione tra i popoli attraverso “lo scambio di studenti nei campi dell’istruzione, della cultura e della scienza”. Far sì che lo scambio culturale favorisse la comprensione reciproca e divenisse un possibile antidoto all’ostilità tra i popoli, figlia del pregiudizio dovuto alla mancata conoscenza dell’ “altro”.

La legge, approvata nel 1946, ha posto le basi per la creazione dell’odierno Programma Fulbright, oggi esteso a 160 paesi.

In 50 di questi, sono state create delle commissioni bi-nazionali, ovvero degli enti finalizzati a promuovere il programma nei rispettivi paesi e a rivitalizzare regolarmente le opportunità di studio alle necessità dei tempi che cambiano. Programma antico ma non statico. Anche l’Italia ha la sua commissione bilaterale dal 1948, finanziata congiuntamente dal Dipartimento di Stato Americano e dal Ministero degli Affari Esteri italiano. “La ‘U.S. – Italy Fulbright Commission’, facendo parte della rete internazionale EducationUSA”, precisa Federica, “svolge un ruolo importante nel fornire, tramite la sede centrale della Commissione a Roma e la sede periferica del servizio informazioni presso il Consolato Americano a Napoli, una consulenza completa sulle possibilità di studio negli Stati Uniti”.

Alcune delle quali sono riservate soltanto agli iscritti di università siciliane. Ad esempio il concorso “Fulbright – Fondazione Falcone – NIAF”, che si rivolge a laureandi di specialistica e dottorandi iscritti ad atenei siciliani il cui campo di ricerca sia inerente ai temi della legalità e della criminologia. “Si tratta di una borsa di studio che copre un periodo di ricerca di 6/9 mesi presso università statunitensi, con copertura fino a 12mila dollari”.

Ma l’entità delle borse varia a seconda dei “grants”. Per Master (una sorta di la laurea specialistica italiana, ndr) o Phd (il dottorato) in genere la borsa è di 38.000 dollari per il primo anno, cui vanno ad aggiungersi altri sistemi di assistenza, copertura e sostegno al borsista: “un contributo forfettario per il viaggio, l’esenzione dalle spese per il visto e l’assicurazione medica per tutta la durata del programma. Anche alcuni convegni/seminari giudicati rilevanti per il borsista possono essere sponsorizzati”, continua Federica Di Martino. “È comunque importante sottolineare che proprio in questa fase sono in dirittura di arrivo nuove iniziative volte ad integrare le risorse economiche dei borsisti  piu’ bravi e meno avvantaggiati economicamente, con cifre che possono far diventare la nostra borsa una ‘full scholarship’, in grado cioè di coprire tutte le spese, comprese quelle di vitto e di alloggio”.

Quando attivarsi per presentare la propria domanda di borsa di studio? Lo studente interessato ad un programma di ricerca o studio negli Stati Uniti deve tenere gli occhi aperti e visionare sul sito Fulbright l’uscita dei diversi bandi di borse di studio disponibili. Le scadenze variano a seconda dei concorsi, ma i nuovi bandi vengono di solito pubblicati a cavallo dell’estate.

Le opportunità per i giovani siciliani negli States non si fermano qui. Infatti, spiega Shawn Baxter, Console per la stampa e la cultura del Consolato generale degli Stati Uniti per il Sud Italia: “[…] cerchiamo di favorire il confronto e il dialogo tra professionisti, americani e siciliani, ma anche tra studenti, tramite programmi di scambio negli Stati Uniti. La Sicilia, ad esempio è stata la prima regione in cui abbiamo sperimentato nel 2014 un programma denominato 'Youth Leadership Program', grazie al quale 14 studenti siciliani hanno trascorso tre settimane negli Stati Uniti, ospiti presso famiglie americane. Grazie al successo di quella prima edizione, nell’estate del 2016 il Consolato è riuscito ad estendere la partecipazione al programma YLP a studenti non soltanto siciliani, ma anche di altre regioni del Sud Italia. Il programma ha lo scopo di sviluppare l’impegno civico e le capacità di leadership, e prevede che al loro rientro, gli studenti lavorino su progetti per lo sviluppo delle comunità e dei loro territori.

Dall’inizio della collaborazione, quasi 70 anni fa, oltre 8000 studenti, italiani e statunitensi, hanno usufruito delle possibilità offerte dal programma Fulbright, distinguendosi poi in diversi campi, ottenendo premi prestigiosi. Per l’anno accademico 2016/2017 i borsisti sono oltre 80, una di loro si trova a Messina, si chiama Sara Cardullo, e ha raccontato la sua storia a Street News.

Per quel che riguarda le prospettive future, una volta conclusa l’esperienza di studio, tutto si basa sulle capacità e l’intraprendenza dimostrate dal fulbrighter. Secondo la decennale esperienza di Federica di Martino, “gli studenti che hanno scelto in modo più lungimirante l’esperienza di studio da fare negli USA (selezionando accuratamente il programma migliore per i loro obiettivi) sono quelli per i quali si sono aperte le strade più prestigiose e importanti.

di Gabriella Fiorentino e Valentina Costa